Rapporto Università 2026, come cambia la lettura degli atenei italiani con l’IQA

Non esiste una sola graduatoria in grado di rappresentare in modo completo il sistema universitario italiano. Atenei grandi e metropolitani, università di medie e piccole dimen-sioni, politecnici e istituzioni non statali operano infatti in contesti differenti. Lo stesso vale per le discipline: medicina, economia, informatica, lingue e gli altri ambiti di studio presen-tano caratteristiche della domanda, distribuzione territoriale e modalità di accesso diverse. Da questa premessa nasce l’IQA – Indice Qualitativo di Attrattività, che propone una lettura articolata del sistema universitario attraverso diversi livelli: atenei, gruppi disci-plinari, classi di laurea, combinazioni tra ateneo e gruppo disciplinare, città, pro-vince e regioni. A presentare il Rapporto Unversità 2026 nel corso della inaugurazione dello Young International Forum è stato Stefano Ubertini, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico, Fondazione
Italia Education.

L’analisi utilizza come riferimento comune i dati ufficiali del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e comprende 81 università statali e non statali. Gli atenei vengono confrontati all’interno di categorie omogenee per dimensione e tipologia: grandi università statali, atenei medi, piccoli atenei, politecnici, università private/non statali e atenei a sta-tuto speciale. L’IQA non è un indice della qual ità complessiva di un’università. Tiene conto di capacità di attrarre studenti, internazionalizzazione, rapporto con il territorio, equilibrio di genere, contribuzione, specializzazione disciplinare ed esiti, ma non misura direttamente elementi quali ricerca scientifica, occupabilità, reddito dei laureati, disponibilità di alloggi, costo della vita o qualità dei servizi.

Le università: i risultati nelle diverse categorie

La suddivisione per tipologia restituisce una fotografia molto diversa da quella di una graduatoria nazionale unica.

Tra i grandi atenei, Sapienza Università di Roma e Università di Bologna condivi-dono il primo posto con un IQA di 83, seguite da Padova con 81. Seguono Firenze (75), Torino e Pisa (74), Milano (73), Parma (71) e Bari

(69). La decima posizione è condivisa da Genova, Catania, Roma Tor Vergata e Palermo, tutte con 67.

Tra gli atenei medi, Pavia è prima con 76, seguita da L’Aquila con 75. Messina e

Università Politecnica delle Marche raggiungono 72, mentre Trento è a 71 e Pe-rugia a 70.

Tra i piccoli atenei, Piemonte Orientale è prima con 73, davanti a Siena (72) e Tuscia (71).

I politecnici sono considerati in una graduatoria autonoma: Politecnico di Milano è primo con 73, seguito da Politecnico di Torino (69) e Politecnico di Bari (45).

Tra le università private/non statali, Bocconi è prima con 73, Luiss raggiunge 71 e Cattolica 66. Infine, tra gli atenei a statuto speciale, le Università per Stranieri di Siena e Perugia condividono il primo posto con 55.

Il dato più significativo è che il risultato cambia a seconda della dimensione osservata. Bologna, ad esempio, è prima tra i grandi per internazionalizzazione, mentre Sapienza guida l’attrattività in contesto competitivo; Pisa è prima per inten-sità territoriale e Catania per profilo, accessibilità e specializzazione. Tra gli atenei medi, Pavia è prima nell’indice generale, Perugia nell’intensità territoriale e L’Aquila nel profilo. Questo conferma che anche gli atenei di dimensioni ridotte possono ottenere risultati elevati. Piemonte Orientale, prima tra i piccoli, rag-giunge infatti il valore massimo della propria categoria nell’intensità territoriale, in-sieme a Siena e Tuscia nelle posizioni di vertice. Il rapporto con il territorio e la riconoscibilità del profilo possono quindi rappresentare elementi distintivi indipen-dentemente dalla dimensione dell’ateneo.

Attrattività, internazionalizzazione e profilo: tre dimensioni diverse

Uno degli elementi che emergono dall’IQA è che attrattività e internazionalizza-zione non coincidono. Tra i grandi atenei, Sapienza è prima nell’attrattività in contesto competitivo, mentre Bologna guida l’internazionalizzazione. Anche tra le università private/non statali le due dimensioni non producono necessariamente la stessa graduatoria.

La distinzione è importante perché permette di osservare caratteristiche differenti degli atenei: la capacità di attrarre studenti non equivale automaticamente alla ca-pacità di sviluppare una forte apertura internazionale. La lettura attraverso i ma-cro-fattori restituisce inoltre risultati specifici. Catania, per esempio, è prima tra i grandi nel Profilo, accessibilità e specializzazione, mentre Pisa guida l’intensità

territoriale e Bologna gli esiti. Tra gli atenei medi, Perugia emerge nell’intensità territoriale e L’Aquila nel profilo. Nel Mezzogiorno emergono inoltre alcuni punti di forza specifici: Catania è prima tra i grandi nel profilo, accessibilità e specializza-zione; L’Aquila guida il relativo indicatore tra gli atenei medi e il Politecnico di Bari tra i politecnici. Nelle prime posizioni compaiono anche Salerno, Bari, Palermo e Calabria.

Le discipline: economia in testa, ma i risultati cambiano da area ad area

L’IQA consente di analizzare anche i gruppi disciplinari, mostrando differenze significative tra i diversi campi di studio. A livello nazionale, il gruppo Economico presenta il valore IQA più elevato, pari a 87. Seguono Politico-Sociale e Comuni-cazione (76), Arte e Design (68), Psicologico (67) e Scientifico (66). Nelle posizioni più basse si collocano Giuridico, Educazione e Formazione e Informatica e Tecno-logie ICT. Il dato, tuttavia, non misura la qualità didattica delle singole discipline. L’indice fotografa l’attrattività aggregata dei diversi campi, considerando il pro-filo della domanda, la capacità attrattiva, l’internazionalizzazione e gli esiti.

Quando l’analisi scende al livello del singolo gruppo disciplinare all’interno dell’ate-neo, la geografia cambia. Nel Giuridico emerge Firenze tra i grandi, L’Aquila tra i medi e Luiss tra le private/non statali. In Informatica e Tecnologie ICT guidano Bari tra i grandi e Verona tra i medi. Nel Linguistico sono ai vertici Milano, Ca’ Foscari, Napoli L’Orientale e Cattolica nelle rispettive categorie. Anche Architet-tura e Ingegneria civile, Politico-Sociale e Comunicazione e l’area Medico-Sanita-ria e Farmaceutica presentano leader differenti a seconda della tipologia di ate-neo.

Le classi di laurea e la geografia della domanda: Scienze politiche in testa

A livello nazionale, tra le classi di laurea, il valore più elevato è quello di L-36, Scienze politiche e delle relazioni internazionali, con 72. Seguono L-18, Scienze dell’economia e della gestione aziendale, e L-33, Scienze economiche,

entrambe a 69. L’indice considera il profilo della domanda in ingresso, l’attrattività, l’internazionalizzazione e gli esiti e si riferisce alla classe a livello nazionale, non al singolo corso di laurea attivato da una specifica università.

Il rapporto analizza inoltre le classi in funzione della numerosità degli immatricolati, mostrando che i risultati cambiano anche in base alla dimensione della domanda:

fino a 500 ingressi guida Scienze e tecnologie della navigazione; tra 501 e 1.500 Scienze, culture e politiche della gastronomia; tra 1.501 e 5.000 le Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo  e della moda  e Scienze

dell’architettura; tra 5.001 e 15.000 Scienze politiche e delle relazioni internazio-nali; oltre 15.000 Scienze dell’economia e della gestione aziendale.

Regioni, province e città: una geografia universitaria differenziata

L’IQA territoriale considera il sistema universitario locale nel suo complesso, senza limitarsi alla media dei punteggi degli atenei presenti. I confronti regionali sono inoltre separati per fasce di popolazione. Tra le regioni con meno di un mi-lione di abitanti, l’Umbria è prima con 68. Nella fascia tra 1 e 3,5 milioni di abitanti guida l’Abruzzo con 74, seguito dalle Marche con 71. Tra le regioni con più di 3,5 milioni di abitanti, il Lazio raggiunge 84, seguito da Emilia-Romagna (83) e Lom-bardia (82).

Anche a livello provinciale il confronto avviene per fasce demografiche: L’Aquila è prima tra le province fino a 300 mila abitanti, Forlì-Cesena nella fascia 300.001-600 mila, Bologna tra 600 mila e 1,2 milioni e Milano tra le province sopra 1,2 milioni di abitanti. Per le città universitarie, Pavia è prima tra quelle sotto i 100 mila abitanti, Padova guida la fascia 100-249.999, Bologna quella 250-500 mila e Mi-lano le città sopra i 500 mila abitanti. Firenze è seconda nella propria fascia, men-tre Roma è terza tra le città con più di 500 mila abitanti. Nel Mezzogiorno emerge Bari, terza tra i centri tra 250 mila e 500 mila abitanti. Nel complesso, il quadro territoriale vede una maggiore presenza del Centro-Nord nelle posizioni più alte, ma registra anche poli universitari meridionali competitivi, tra cui Bari, Co-senza, Catania e gli atenei dell’Abruzzo.

Il caso di Perugia: un sistema universitario fortemente legato al territo-rio

Un esempio significativo della logica dell’IQA è rappresentato da Perugia. L’Uni-versità degli Studi di Perugia raggiunge 100 nell’intensità territoriale, risultando prima tra gli atenei di medie dimensioni. Nell’IQA generale è sesta nella propria categoria, con 70. A questa realtà si affianca l’Università per Stranieri di Perugia, che condivide con l’omologa università di Siena il primo posto tra gli atenei a sta-tuto speciale, con 55, e risulta prima nella propria categoria per internazionaliz-zazione, con 78.

Il sistema universitario perugino si riflette anche sul territorio: la città raggiunge un IQA urbano di 71, collocandosi al quarto posto nella fascia tra 100 mila e 249.999 abitanti, mentre la provincia è quarta nella fascia tra 600 mila e 1,2 milioni, con 71. A livello regionale, infine, l’Umbria è prima tra le regioni con meno di un milione di abi-tanti, con un IQA di 68. Il risultato regionale viene calcolato direttamente sul sistema universitario territoriale e non come semplice media dei singoli atenei.

Una fotografia articolata del sistema universitario italiano

L’IQA restituisce quindi una fotografia del sistema universitario italiano nella quale non esiste un unico modo di eccellere. Un ateneo può distinguersi per l’attrattività comples-siva, un altro per l’internazionalizzazione, il rapporto con il territorio, una specifica disci-plina o una particolare combinazione tra ateneo e gruppo disciplinare. Allo stesso modo, una città o una regione possono presentare caratteristiche differenti rispetto ai singoli ate-nei che ospitano. È proprio questa articolazione il principale elemento di lettura dell’indice: il confronto ha senso quando avviene all’interno di perimetri omogenei e tenendo conto della dimensione e delle caratteristiche dell’oggetto osservato. Una gradua-tori a nazionale rischierebbe di comprimere differenze che l’IQA prova invece a rendere visibili.

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